Progettazione immersiva di infrastrutture per telecomunicazioni

Progettazione Immersiva, Realtà Virtuale e Bim

Team La SIA

Vantaggi e applicazioni della progettazione 3d con strumenti di bim authoring

Cos’è la progettazione immersiva?

“The first thing you can use real-time rendering is not for pretty pictures, but for quality control.” (Marcello Sgambelluri, Autodesk University 2016)

Ogni giorno, nel settore AEC, la tecnologia offre nuove soluzioni digitali ai problemi reali della progettazione. È cosa nota che la gestione e trasmissione di dati siano i punti chiave del design contemporaneo, ma non sono altrettanto scontate le modalità con cui farlo.

La transizione dal supporto materiale al digitale ha già cambiato le regole nella condivisione delle informazioni. Ciò non va a intendersi esclusivamente per l’ambito tecnico, ma piuttosto come un fenomeno globale che ha mutato l’approccio alle attività quotidiane.

Nel settore delle costruzioni, il cambio di approccio al design e gestione di un manufatto va di pari passo con le soluzioni hardware e software presenti sul mercato. Un esempio di questo avanzamento consiste nella progettazione “immersiva”, eseguita con strumenti di realtà virtuale, aumentata e mista, simulando o sovrapponendo alla realtà un ambiente digitale.

L’origine di queste applicazioni viene della Gaming Industry. La possibilità di sfruttare i prodotti videoludici in settori diversi ha portato alla creazione dei serious games, e la loro integrazione al settore AEC è ogni giorno maggiore. La definizione di prodotti in un mercato Data-centrico ha determinato una mutazione anche per i prodotti della VR (realtà virtuale), che se prima erano legati alla gestione delle geometrie dei modelli, oggi si interfacciano in maniera diretta e indiretta con i prodotti del settore BIM. Ciò significa che l’integrazione tra BIM e VR permette la completa lettura delle informazioni contenute nelle geometrie modellate. Un risultato importante se si pensa alla possibilità di interrogare gli oggetti all’interno di un ambiente di navigazione fotorealistico.

Il vantaggio che si trae nel navigare all’interno di un ambiente immersivo simulato non riguarda solo il cliente finale, al quale viene permesso di osservare direttamente il prodotto reale che verrà costruito. Anche per il progettista la progettazione immersiva può essere utile a osservare la qualità del prodotto che sta man mano definendo. Tale vantaggio viene accentuato quando gli strumenti software vengono abbinati a quelli hardware, utilizzando visori per la navigazione (VR Headset) o sistemi di motion tracking.

Progettazione immersiva di luoghi di lavoro

QUALI SONO GLI STRUMENTI PIÙ ALL’AVANGUARDIA PER LA PROGETTAZIONE INGEGNERISTICA ED ARCHITETTONICA 3D?

L’evoluzione dei sistemi VR ha visto la produzione di soluzioni da parte di diverse softwarehouse, ciascuna relazionabile ai prodotti del BIM e in grado di utilizzarli in maniera diversa. Volendo eseguire una grossolana classificazione, si potrebbero distinguere prodotti che si interfacciano col modello BIM in maniera diretta o indiretta.

I software di BIM Authoring più utilizzati (Revit, ArchiCAD, ecc..) permettono l’integrazione con gli strumenti VR tramite moduli aggiuntivi lanciati direttamente dall’ambiente di lavoro. Soluzioni di questo genere (Enscape, Lumion, ecc..) permettono di trasferire in real time il modello BIM in un ambiente virtuale di simulazione fotorealistica. Il vantaggio di questo utilizzo sta nella possibilità di variare le soluzioni progettuali e osservare in tempo reale i cambiamenti applicati al modello simulato.
Le applicazioni di integrazione indiretta tra BIM e VR consistono nell’importazione dei modelli informativi in software terzi. Ci si riferisce tipicamente a software per il gaming (Unreal Engine, Unity, ecc..) le cui funzioni sono state estese per il settore AEC. A differenza della modalità sopracitate, sicuramente più user friendly, qui si ha a che fare con applicazioni più complesse che richiedono conoscenze approfondite riguardanti:

• Il 3D design in generale;
• Le modalità di lettura delle informazioni BIM del singolo software;
• La costruzione di logiche per lo sviluppo di un’applicazione VR funzionante;
• Le modalità di condivisione delle applicazioni sviluppate col pubblico.

Queste applicazioni si rivelano più difficili da sviluppare, ma permettono l’utilizzo di maggiori funzionalità rispetto a quelle di tipo “diretto”. Il risultato finale consiste infatti in una vera e propria applicazione standalone, simile a quelle che si osservano nella gaming industry.

Dal lato hardware, grandi sviluppi sono stati fatti sui sistemi HMD (Head Mounted Display), gli headset (Oculus, HTC Vive, ecc..) e la loro integrazione nei software VR utilizzati nel settore AEC. Questi dispositivi sfruttano diverse tecnologie per simulare la navigazione dell’utilizzatore nell’ambiente virtuale, come l’Head Tracking. Il concetto di progettazione immersiva si basa proprio sulla sovrapposizione di immagini digitali nel campo visivo dell’utilizzatore: seguendo i movimenti della testa il dispositivo aggiorna in tempo reale il campo visivo nell’ambiente virtuale, dando l’impressione all’utilizzatore di trovarsi effettivamente all’interno dell’ambiente simulato. Il movimento nell’ambiente immersivo viene generalmente eseguito usando dei controller, tenuti in mano dall’utilizzatore. Esiste anche la possibilità di utilizzare sistemi di Motion Tracking, dispositivi che scansionano l’ambiente reale tramite laser e sono in grado di determinare il movimento del corpo umano per simulare la navigazione nell’ambiente virtuale.

Progettazione immersiva di luoghi di lavoro

QUALI POSSIBILITÀ OFFRE AGLI ADDETTI AI LAVORI (INGEGNERI E ARCHITETTI) LA PROGETTAZIONE IMMERSIVA?

Il vantaggio riservato ai tecnici che utilizzano la progettazione immersiva è un qualcosa di analogo al cambiamento dovuto al passaggio dalla progettazione 2D a quella 3D. Trovarsi all’interno dell’ambiente simulato stabilisce un rapporto più “carnale” tra il progettista e l’opera, coinvolgendolo direttamente ed incrementando la cura dell’attenzione ai dettagli. In termini ancora più pratici, è utilissimo osservare in tempo reale i cambiamenti alle varianti di progetto messe in campo, velocizzando il processo decisionale sull’alternativa che maggiormente rappresenta i desideri del progettista.

Un punto di forza della progettazione immersiva sta nelle capacità di simulazione fotorealistica dei software utilizzati. La simulazione in real time ha cambiato radicalmente le regole del gioco della comunicazione del progetto, riducendo drasticamente i tempi di attesa per rendering di qualità. Viene raggiunto un livello qualitativo elevato usando materiali che meglio simulano la fisicità degli oggetti, o luci artificiali basati su parametri fotometrici di prodotti realmente esistenti. La possibilità di combinare questi elementi a motori di rendering sempre più sofisticati permette di realizzare simulazioni estremamente vicine alla realtà.

Gli strumenti per la progettazione immersiva “diretta” sono oggi in grado di importare le scene modellate e fornire strumenti preconfigurati per la creazione semplificata di scene fotorealistiche. Questo significa per il progettista passare dal flusso di lavoro BIM alla osservazione dei risultati in pochi passaggi. È permessa l’applicazione di materiali realistici alle geometrie importate, il posizionamento di nuovi oggetti, la simulazione della luce naturale e artificiale e, infine, di navigare nell’ambiente creato come se fosse uno spazio reale. Si potrà osservare l’ambiente simulato con un headset e muoversi nel proprio progetto con i controller manuali, valutando al meglio la qualità delle scelte progettuali eseguite.

Le possibilità operative si moltiplicano quando vengono utilizzati software ad hoc per lo sviluppo di applicazioni VR. Trattandosi di strumenti per la creazione di logiche su linguaggio di programmazione (ad esempio C++), le possibilità di sviluppo sono pressoché infinite e limitate solo dalle effettive esigenze del professionista. La personalizzazione è totale: oltre alle procedure di fotosimulazione del modello sopra citate, è possibile creare i propri strumenti personalizzati, le interfacce grafiche, le regole logiche che definiscono l’utilizzo dell’applicazione finita.

Si estende, insomma, il concetto di sola visualizzazione alla possibilità di interagire col modello BIM in maniera più estesa. Utilizzando gli strumenti di programmazione dedicati si possono realizzare strumenti per la lettura dei parametri degli oggetti BIM e la loro trasposizione nell’interfaccia grafica.

È possibile creare elementi che guidano l’utilizzatore nella navigazione e l’uso degli strumenti in maniera personalizzata, avendo così una maggiore possibilità di soddisfare le esigenze della clientela. Strumenti così sofisticati vengono utilizzati anche per la formazione di operatori tramite simulazione di ambienti lavorativi, nonché il controllo di macchinari remoti.

Progettazione immersiva di infrastrutture per telecomunicazioni

QUALI SONO I VANTAGGI DELLA PROGETTAZIONE IMMERSIVA PER I COMMITTENTI DI PROGETTI DI INGEGNERIA E ARCHITETTURA?

Dal punto di vista del committente, il vantaggio offerto dalla progettazione immersiva riguarda l’utilizzo del prodotto VR concluso e condiviso. Il prodotto è da intendersi condivisibile a prescindere dell’applicativo utilizzato nelle fasi di progettazione, e consiste generalmente in un file eseguibile da qualsiasi computer.

Il cliente si troverà a camminare all’interno dello spazio virtuale che al meglio simula l’aspetto del manufatto che dovrà essere effettivamente realizzato. Avrà la possibilità di osservare in anteprima il prodotto finito della commessa, capendo direttamente e senza ambiguità se rispetta appieno le proprie aspettative.

Un output di questo genere può permettere non solo la navigazione all’interno dell’ambiente simulato, ma anche l’interazione con gli oggetti virtuali presenti. È fondamentale in questo caso che gli strumenti siano più user friendly possibili, poiché quello che è necessario creare è un ambiente enattivo, vale a dire dove l’utilizzatore costruisce la propria conoscenza in seguito alle azioni compiute. Ciò significa integrare strumenti di facile utilizzo anche un pubblico non tecnico.

Un vantaggio notevole nell’utilizzo della progettazione immersiva come output comunicativo sta proprio nel fatto di permettere agli attori esterni alla progettazione di dire la propria sul prodotto finito. Basta pensare alla creazione di applicazioni che permettano la scelta di una variante di progetto rispetto a un’altra premendo su semplici pulsanti. Il cliente si troverà nella possibilità di comparare le varianti in maniera semplificata e farsi un’idea di quella che più lo soddisfa.

Approfondendo il livello di personalizzazione, si può guidare il cliente a compiere decisioni personalizzate all’interno del progetto stesso, permettendogli di cambiare configurazioni o materiali degli oggetti modellati attraverso un’interfaccia grafica personalizzata.

Progettazione immersiva di luoghi di lavoro

MANUFATTI INDUSTRIALI

La realtà dei manufatti industriali è una estremamente complessa, dove si mescolano elementi di diverse discipline e il numero di informazioni da gestire è molto elevato. Il caso non riguarda solo le realtà dove la presenza di impianti è significativa, per le quali l’utilizzo di applicazioni VR può aiutare a controllare la disposizione degli elementi MEP.

La loro utilità può riguardare quelle realtà industriali dove intervengono elementi non fisici, come nei manufatti delle tower companies. In questo caso è possibile creare applicazioni ad hoc per la visualizzazione di informazioni non generalmente contenute nei software di progettazione BIM, come l’impatto elettromagnetico dovuto alla presenza di sistemi radianti in un contesto urbano.

Applicazioni di questo genere richiedono un’integrazione delle informazioni ricavate dalla modellazione BIM ad altre di diversa natura, costituendo un contenitore di dati eterogenei che normalmente non potrebbero essere messi in relazione.

Attraverso i prodotti della progettazione immersiva il cliente avrà la possibilità di osservare in maniera accessibile i risultati di analisi tecniche di diversa natura, sotto forma di effetti grafici a lui più comprensibili.

Progettazione immersiva di luoghi di lavoro

AMBIENTI DI LAVORO

L’utilizzo della progettazione immersiva per gli ambienti di lavoro può rivelarsi fondamentale, giacché permette di costruire virtualmente uno spazio già dalla prospettiva del suo utilizzo finale.

La fotosimulazione in tempo reale, unita alla possibilità di navigare in prima persona all’interno dello spazio virtuale permette al progettista di valutare in maniera diretta alcuni aspetti fondamentale della progettazione, come la disposizione delle fonti luminose e il distanziamento degli arredi.

In questo tipo di applicazione gli strumenti di VR possono consentire di posizionare gli oggetti direttamente dalla visualizzazione immersiva, utilizzando i controller disponibili con gli headset in commercio.

Così facendo è possibile attingere da una libreria di oggetti precostituita e disporre gli elementi architettonici dell’ambiente direttamente attorno a sé, simulando l’ambiente di lavoro che dovrà essere realizzato avendo già l’impressione di esserci dentro.

La chiave di questo tipo di applicazione sta sicuramente nella possibilità di colpire il cliente con un ambiente dall’impatto estetico coinvolgente, utilizzando gli strumenti della progettazione immersiva per comunicare i punti di forza di un progetto in tutte le sue caratteristiche.

Progettazione immersiva di infrastrutture per telecomunicazioni

INFRASTRUTTURE E GRANDI OPERE

Se si considera l’intero ciclo di vita di un’opera infrastrutturale, è facile capire come la sua complessità riguardi non solo la fase progettuale ma anche quella di realizzazione. La cantierizzazione di grandi opere può essere semplificata dalla progettazione immersiva utilizzando applicazioni di realtà aumentata o realtà mista.

La realtà aumentata viene applicata mediante dispositivi mobili, sui quali schermi vengono sovrapposti elementi virtuali alle immagini reali. Il loro utilizzo prevede il posizionamento di un elemento reale riconoscibile dai dispositivi, come QR Code stampati e posizionati in punti di interesse sul cantiere.

Così facendo è possibile visualizzare sul dispositivo una simulazione di posizionamento di un grande impianto, verificandone l’effettivo ingombro nello spazio reale ancor prima di posizionarlo. Ulteriori applicazioni possono riguardare la visualizzazione di schede informative degli elementi posizionati in cantiere, dando ulteriori informazioni agli addetti ai lavori.

Progettazione immersiva di infrastrutture per telecomunicazioni

La realtà mista è da considerarsi come una migliore integrazione della realtà aumentata nel mondo della progettazione immersiva, giacché applica i suoi principi utilizzando un Head Mounted Display o un headset. Così facendo le applicazioni sopra citate possono essere visualizzate non su un dispositivo mobile, bensì in maniera immersiva da un operatore che si muove nel cantiere.

Ad esempio, in una grande opera, l’operatore potrebbe muoversi osservando l’attuale stato di avanzamento e simularne il progresso futuro, assicurandosi così dell’efficiente esecuzione dei lavori.

In conclusione, la progettazione immersiva offre le possibilità per attribuire un valore aggiunto al design contemporaneo, dal punto di vista qualitativo sia nella produzione che nella comunicazione di un progetto.


Ingegner Saverio Camillo Saviello
R&D Divisione BIM – La SIA

Dynamo e Computational Design

Team La SIA

Premessa

È capitato a tutti, aziende e professionisti del settore delle costruzioni, di aver sentito parlare di Dynamo BIM, almeno una volta. Negli ultimi anni infatti, figure come il computational designer vengono sempre più richieste negli studi di architettura, ingegneria e in generale anche nelle società di costruzione, ma per quale motivo?

In questo articolo vedremo cos’è il computational design, quali sono le competenze in gioco, come abbiamo implementato questi automatismi a La SIA e qual è il futuro di questo “modo” di automatizzare il lavoro.

Il visual programming

Il VPL (visual programming language), è in breve, un linguaggio di programmazione visuale, ovvero un linguaggio che consente all’utente di manipolare graficamente gli elementi di un determinato “ambiente” o software, in modo da automatizzarne le operazioni più macchinose, ma non solo.

Dynamo BIM è solo uno dei software del mondo VPL, ma ne esistono molti altri, anche in campi completamente diversi dal mondo delle costruzioni. Esistono infatti software VPL per il mondo della musica, l’arte, il video editing, lo sviluppo di app e giochi, eccetera.

*KNIME, esempio di VPL per l’analisi dei dati e la reportistica
*KNIME, esempio di VPL per l’analisi dei dati e la reportistica

Dynamo BIM invece, nasce come strumento per la programmazione visuale per Autodesk Revit, nell’ormai lontano 2014, ma negli anni è poi diventato un tool disponibile anche per altri software della AEC Collection, come ad esempio Autodesk Civil 3D e Fusion 360.

Autodesk Dynamo Studio
Autodesk Dynamo Studio

Quali sono le competenze del computational designer?

Per poter implementare un workflow con Dynamo, sia esso per Revit oppure per Civil 3D, è necessario quindi, disporre di risorse con competenze IT o quantomeno interessate al mondo IT, e ad imparare il funzionamento di questo potente strumento.

Una delle competenze principali del computational designer, da noi molto apprezzata, è avere tanta curiosità. Questo perché le possibilità di utilizzo dello strumento sono davvero tante, e solo “curiosando” e “sperimentando” le varie funzioni che ci mette a disposizione, possiamo realmente impararlo a gestire e soprattutto, risolverne le problematiche qualora si presentassero (e lo faranno!).

È inutile dire, che se in azienda utilizzate prevalentemente Civil 3D, il vostro team tecnico, dovrebbe saper utilizzare Civil, prima di passare a Dynamo. Stesso discorso vale per Revit ovviamente. È necessario quindi, disporre di una conoscenza approfondita dello strumento di progettazione principale, sia esso Revit, Civil o altri, per poi passare all’ambiente VPL.

In generale, tra le competenze principali del nostro computational designer, dovremmo avere:

Competenze indispensabili:

  • Come accennato sopra, tanta curiosità!;
  • Conoscenza almeno generale dell’ambito progettuale nel quale si lavora;
  • Una conoscenza approfondita dello strumento di progettazione da affiancare a Dynamo;
  • Una conoscenza di base del mondo della programmazione, perché molte operazioni con Dynamo possono essere anche personalizzate via codice!

Competenze desiderabili:

  • Sapere cos’è un IDE;
  • Una conoscenza dei Dynamo packages;
  • Comprendere standard e tecniche relative alla User Interface;
  • Una conoscenza del linguaggio di programmazione python e delle sue librerie;
  • Saper gestire l’ambiente Dynamo anche attraverso il Dynamo Player;
  • Coordinare la distribuzione di script e librerie (soprattutto se il vostro ufficio ha più di una sede!)
La SIA Dynamo script
La SIA Dynamo script

L’implementazione di Dynamo BIM a La SIA

Nella nostra azienda, abbiamo cominciato ad introdurre i primi script in Dynamo nel 2015/2016, e l’obiettivo di questi script era quello di facilitare e velocizzare alcune operazioni di modellazione. Ad esempio, il posizionamento in automatico di alcune famiglie in determinati punti del modello Revit.

Questi script però, essendo i primi tentativi di approccio a Dynamo, non venivano sviluppati per poter essere utilizzati da tutte le risorse e i professionisti che collaborano con La SIA, e soprattutto contenevano molti “nodi” ridondanti, cosa che ne rallenta e ne appesantisce l’esecuzione.

Quindi verso l’inizio del 2018, abbiamo cominciato a mettere su un team dedicato a queste attività (e non solo), un team che è poi diventato ufficialmente il gruppo di Ricerca & Sviluppo de La SIA, con l’obiettivo quindi di coordinare e gestire script, librerie ed altro.

Oggi il gruppo R&D si occupa, tra le altre cose, sia degli script in Dynamo, ma anche di:

  • sviluppo e coordinamento di web Application, quindi in ambiente esterno a Revit o ad altri software Autodesk;
  • della creazione di automatismi utilizzando vba per la suite di Microsoft 365;
  • dell’implementazione di vari batch script per velocizzare alcune operazioni sui server aziendali;
  • della creazione e gestione di reportistica con DAX (Data Analysis Expression), che è la query language di Power BI
La SIA - Power BI Desktop
La SIA – Power BI Desktop

Riflessione sul lavoro dei prossimi anni

In conclusione, riteniamo che la progettazione nei prossimi anni avrà sempre più bisogno di Computational Designer. Negli ultimi anni queste risorse, sono tra le più ricercate dal nostro mercato, risorse che hanno quindi sia competenze nella disciplina progettuale, sia competenze più in generale del mondo della Computer Science.

Nell’epoca “digitale” in cui viviamo, i software che usiamo viaggiano alla velocità della luce e potrebbero subire un radicale cambiamento, anche solo nell’arco di 6 mesi. Questo senza includere l’ondata di sistemi basati sull’intelligenza artificiale, che non faranno altro che accelerare ulteriormente questa tendenza. Oggi quindi, non è più fattibile pensare di imparare uno strumento ed utilizzarlo per tutta la nostra carriera. L’opzione migliore che abbiamo, è imparare la logica che c’è dietro a questi strumenti e non gli strumenti in se per se.

Arch. Ernesto Pellegrino
Responsabile Ricerca & Sviluppo – La SIA

Normativa BIM in Italia - La SIA ingegneria

Lo stato legislativo del BIM in Italia

Team La SIA

Con l’entrata in vigore, il 1 Gennaio 2019, del primo scaglione di provvedimenti inerenti ai procedimenti relativi agli appalti e alle concessioni previsti dal DM 560/2017, si è sentita la necessità di chiarire quali sono gli strumenti operativi a disposizione della Domanda Pubblica per la Digitalizzazione.

La prima tappa del DM 560/2017 prevede l’obbligatorietà del Bim per le gare di importo superiore ai 100 milioni di euro.

Nel processo di adozione del decreto attuativo di cui all’art. 23, comma 13 del decreto legislativo n.50/2016, la Commissione ha avviato una fase di raccolta di informazioni e pareri attraverso la predisposizione di un apposito questionario e l’audizione degli stakeholder, che ha portato ad una proposta finalizzata all’adozione del decreto. Lo schema di decreto è stato oggetto di consultazioni pubbliche nel giugno/luglio 2017, per poi arrivare alla definitiva stesura del Decreto Ministeriale n.560/2017 che ha introdotto il principio di progressiva obbligatorietà del BIM negli appalti pubblici, definendo anche la relativa roadmap temporale.

Tale documento è composto da nove articoli ed è integrato da una relazione di accompagnamento, e nella struttura generale può essere considerato un iniziale atto di indirizzo e obbligatorietà alle stazioni appaltanti e alle amministrazioni concedenti coinvolte nella progressiva digitalizzazione dei contenuti informativi principalmente degli appalti. Il decreto ha innanzitutto introdotto una serie di definizioni, finalizzate alla creazione di un linguaggio comune indispensabile alla luce dell’innovatività della materia.

Particolarmente significativo, in questa ottica, è l’accento posto sull’ambiente di condivisione dei dati, definito quale ambiente digitale di raccolta organizzata e condivisione di dati relativi ad un’opera a cui la stazione appaltante accede e in cui condivide e conserva nel tempo i contenuti informativi relativi al patrimonio immobiliare o infrastrutturale di propria competenza, definendone al contempo le responsabilità di elaborazione e di tutela della proprietà intellettuale.

Di altrettanto rilievo è l’estensione della definizione di lavori complessi rispetto a quanto previsto all’art. 3, comma 1, del D.Lgs. n.50/2016, in particolare riferendo all’uso del BIM tutti quei lavori per i quali si richieda un elevato livello di “conoscenza” finalizzata principalmente a mitigare il rischio di allungamento dei tempi contrattuali e/o il superamento dei costi previsti, oltre che alla tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori coinvolti, obiettivi primari per un committente pubblico, e facendo rientrare tra i lavori complessi anche quelli determinati da esigenze particolarmente accentuate di coordinamento e di collaborazione tra discipline eterogenee, la cui integrazione in termini collaborativi è ritenuta fondamentale.

Particolarmente importanti sono gli obblighi posti a carico di stazioni appaltanti e amministrazioni concedenti al fine di poter richiedere nelle proprie procedure di gara l’utilizzo di metodi e strumenti di modellazione.

Il decreto, in particolare, fa riferimento a obblighi di formazione, in base ai quali la stazione appaltante deve definire un programma formativo del personale, la cui destinazione ai compiti inerenti non preclude comunque la possibilità di ricorrere a servizi esterni di supporto; strumentazione, con la predisposizione di un piano di acquisizione inerente agli strumenti di modellazione e di gestione informativa; organizzazione, finalizzato alla concreta implementazione dei processi digitalizzati all’interno delle strutture e delle pratiche organizzative correnti; interoperabilità, che impone alla stazione appaltante di utilizzare piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari e di connettere i dati presenti nel processo a modelli multidimensionali orientati a oggetti secondo le modalità indicate nei requisiti informativi del capitolato.

Per quanto riguarda i tempi di introduzione del Building Information Modeling negli appalti pubblici il decreto, come noto, ha adottato all’art. 6 un principio di progressività, imperniato sul grado di complessità dell’opera e importo di riferimento.

Cinque le tappe previste: dal 1° gennaio 2019 l’obbligo coinvolge i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 100 milioni di euro; dal 1° gennaio 2020 l’obbligatorietà viene estesa ai lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 50 milioni di euro; dal 1° gennaio 2021, ai lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 15 milioni di euro; dal 1° gennaio 2022, alle opere di importo a base di gara pari o superiore alla soglia di cui all’art. 35 del Codice dei contratti pubblici; dal 1° gennaio 2023, alle opere di importo a base di gara pari o superiore a 1 milione di euro; dal 1° gennaio 2025, per finire, alle nuove opere di importo a base di gara inferiore a 1 milione di euro.

Con la pubblicazione della ISO 19650 (parti 1 e 2) sul finire del 2018 si stanno piano piano delineando nuovi scenari normativi a livello internazionale, comunitario e dei singoli stati, di conseguenza anche nel nostro paese.

La ISO 19650 conclude, con la prima norma internazionale di “principio” (sul filone delle ISO 9000-qualità, 14000-ambiente, 55000-gestione asset, 31000-rischio, ecc.) una prima fase, “storica”, del mondo normativo (e non) su BIM e digitalizzazione del settore costruzioni.

Una prima fase molto più orientata agli aspetti informatici, ai suoi albori (ISO STEP 10303-11-21), e poi sempre più rivolta alla gestione informativa ed ai processi.

Si registra, in contemporanea, la presenza sempre più assidua di specifiche normative nazionali (PAS 1192 – processo, serie UNI 11337 – applicazione, DIN 91392 – CDE, AFNOR PRXPP07-150 – prodotti, ecc.) e un ruolo comunitario di cerniera in divenire o “amministrativo” (CEN/TC442) – adozione norme ISO – ed ora, invece, sempre più presente anche con standard propri (prEN 17412 – Level of Information Need, e prEN 17473 – Smart CE/BIM, ad esempio)

Quadro generale del sistema normativo volontario internazionale BIM e digitalizzazione costruzioni
Quadro generale del sistema normativo volontario internazionale BIM e digitalizzazione costruzioni – Fonte: ingenio-web.it

La ISO 19650, quindi, anche se ultima nata, costituisce oggi la norma “primaria”, o di riferimento per tutte le altre anche già esistenti.

La norma primaria che ha come figlie predilette le ISO 16739-1 (IFC), schema aperto, ISO 29481-1 (IDM), manuale delle consegne, e 12006-2 (IFD), classificazione.

Mappa del sistema normativo volontario internazionale con l'uscita delle ISO 19650
Mappa del sistema normativo volontario internazionale con l’uscita delle ISO 19650 – Fonte: ingenio-web.it

Questa ossatura principale si applica (o dovrebbe essere applicata), tal quale, in tutto il mondo. Ed in particolare, poi, nei paesi del CEN, accompagnata dalle puntuali ulteriori norme comunitarie e, in Italia e Gran Bretagna, anche attraverso i rispettivi allegati (annex) nazionali.

La ISO 19650, difatti, prevede il principio degli allegati nazionali di riferimento per il mercato locale. Principio al momento adottato, appunto, solo da UK e Italia.

Per UK attraverso un annex nella parte 2 (sistema di denominazione file), delle linee guida locali – parte 0 – ed il ritiro della BS 1192 e della BSPAS 1192-2 (i cui principi sono ritenuti assorbiti nel corpo delle ISO 19650 1 e 2). 

Per l’Italia, invece, anziché un annex nella parte 2 della ISO 19650, visto il corposo status normativo di dettaglio già presente, si è preferito stabilire che l’insieme della UNI 11337, nelle sue varie parti, costituisce allegato nazionale alla ISO stessa. Con il principio di preminenza della norma superiore (19650) su possibili eventuali interferenze o incongruenze nella norma dipendente (11337).

Premessa nazionale alla versione italiana della ISO 19650
Premessa nazionale alla versione italiana della ISO 19650 – Fonte: ingenio-web.it

La ISO 19650, nei sui caratteri principali (parte 1), mantiene l’impostazione ed i concetti ormai andatisi a consolidare negli anni in tutto il mondo “BIM”: Capitolato informativo (CI – EIR, diventato Exchange Information Requirement anzichè Employer), piano di Gestione Informativa (pGI – Bim Execution Plan, nella parte 2), ecc.

In particolare, definisce inoltre:

  • come “Appointing” il soggetto proponente (non più Employer) ed “Appointed” il soggetto incaricato;
  • che gli ambienti di condivisione dei dati (ACDat – CDE Common Data Environment) sono almeno 2, di commessa del committente/proponente-appointing (da approntare già in fase di gara) e diffuso, degli incaricati-appointed (smentendo il concetto fantasioso di CDE unico ad accesso libero e indiscriminato da parte del committente, mai previsto nemmeno nelle PAS 1192); 
  • il superamento dei LOD attraverso i Level Of Information Need, privi di scala predeterminata (100, 200 …; 1, 2, 3 … ; A, B, C…) e con introduzione del concetto di Documento (DOC) accanto alle geometrie LOG e informazioni alfanumeriche LOI;
  • la struttura informativa dell’intero processo delle costruzioni, dallo sviluppo (capex), alla gestione (opex), in un unico schema complessivo ed introducendo i Project Information Requirements (PIR) ai flussi originari delle PAS 1192 2 e 3; 

La UNI 11337:2017 dopo la ISO 19650

In Italia, si applica la UNI EN ISO 19650:2019 parti 1 e 2 (tradotta in italiano) attraverso la 11337 (20015-2017-2018) nelle sue parti attualmente pubblicate: 1, 3, 4, 5, 6, 7. A dicembre 2019 è stata inoltre pubblicata la prassi di riferimento per la definizione del Sistema di Gestione Informativo delle organizzazioni (UNI/PdR 74:2019).

  • UNI 11337-1:2017 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 1: Modelli, elaborati e oggetti informativi per prodotti e processi
  • UNI/TS 11337-3:2015 Edilizia e opere di ingegneria civile – Criteri di codificazione di opere e prodotti da costruzione, attività e risorse – Parte 3: Modelli di raccolta, organizzazione e archiviazione dell’informazione tecnica per i prodotti da costruzione
  • UNI 11337-4:2017 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 4: Evoluzione e sviluppo informativo di modelli, elaborati e oggetti
  • UNI 11337-5:2017 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 5: Flussi informativi nei processi digitalizzati
  • UNI/TR 11337-6:2017 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 6: Linea guida per la redazione del capitolato informativo
  • UNI 11337-7:2018 Edilizia e opere di ingegneria civile – Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni – Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa

In vista della 19650 l’originario gruppo di lavoro, UNI/CT 033/GL05, è divenuto una sottocommissione UNI/TC033/SC05 e sono stati istituiti 8 nuovi Gruppi di lavoro a cui sono state affidate le varie parti della UNI 11337 (mentre la parta 1 – generale – resta in capo alla sottocommissione):

L’idea è quella di riorganizzare gradualmente l’intero parco normativo nazionale in considerazione dell’ISO 19650 ma, più che per questa, per le evoluzioni nel frattempo intercorse, dal 2015-2017, nella prassi e, ovviamente, nella tecnologia (semantica, block-chain, ecc.).

L’ossatura delle norme italiane, molto applicativa, è difatti perfettamente compatibile con la struttura della 19650, che presenta essenzialmente linee d’indirizzo, seppure la sua adozione conforti nella decisione di una graduale rivisitazione complessiva. Sempre con l’intento di normare a livello nazionale come base di discussione per i livelli comunitario (CEN) ed internazionale (ISO).

Le innovazioni più importanti riguarderanno:

  • l’introduzione dei Level of Information Need (LoIN) anziché i LOD, ex parte 4, che sarà rivista in considerazione, anche, della norma europea in via di definizione, a guida italiana (UNI, Marzia Bolpagni), prEN 17412, considerando che, per favorirne l’applicabilità negli appalti pubblici (in aiuto ai RUP), verrà comunque prevista una scala di riferimento secondo le indicazioni superiori derivanti dal Codice dei Contratti e dal futuro Regolamento;
  • la definizione degli attributi informativi degli oggetti digitali e soprattutto dei prodotti, ex parte 3, che sarà rivista in considerazione, anche, della norma europea in via di definizione, prEN 17473, a guida francese, ma con struttura dati identica a quella italiana vigente dal 
  • una più dettagliata definizione dell’ACDat/CDE, ex parte 5, secondo lo schema confermato dalla19650, ed in parallelo allo sviluppo delle “piattaforme” digitali, di organizzazione e nazionali, ex parte 1 (concetto fino a poco tempo fa tutto italiano e che oggi vede invece anche l’Europa attiva verso una piattaforma digitale delle costruzioni comunitaria: DigiPLACE -H2020, Politecnico di Milano, Ferdecostruzioni-ANCE, MIT, UNI, ecc.);
  •  il completamento del flusso informativo ora definito solo nel Capitolato CI, ex parte 6, con la definizione applicativa di OIR, PIR, PIM, ecc.;   
  • la scrittura delle parti già previste ma ancora mancanti: 2 – classificazione, 8 – flussi di lavoro, 9 – fase di esercizio, 10 – verifica automatizzata, 11 – sicurezza dei dati, block-chain.
UNI 11337 parte 10, verifica automatizzata dei modelli
UNI 11337 parte 10, verifica automatizzata dei modelli – Fonte: ingenio-web.it
UNI 11337 parte 11, block-chain
UNI 11337 parte 11, block-chain – Fonte: ingenio-web.it

Si resta in attesa delle seguenti parti:

  • parte 12 riguardante la qualificazione delle organizzazioni, una volta valutato l’impatto sul mercato della neo nata UNI/PdR 74:2019 (3 anni); 
  • percorso (politico-amministrativo) in atto per portare l’attuale parte 7 (Angelo Ciribini), qualificazione delle figure, sui tavoli europei per la scrittura di una norma CEN che renda definitivamente organica la materia dei ruoli e delle competenze e responsabilità;
  • percorso (politico-amministrativo) in atto per l’apertura di una norma europea in materia di BIM e digitale per il restauro e gli edifici vincolati.

A cura di: Architetto Luciana Bianchini, BIM Manager La SIA.

Fonti: Pavan Alberto – Assistant Professor, Politecnico di Milano;  Mirarchi Claudio – Ingegnere, Ph.D Politecnico di Milano;  Cavallo Dalila – Architetto, BIM Coordinator;  De Gregorio Marco – Funzionario Tecnico presso UNI; Ingenio – informazione tecnica e progettuale. 

Decisioni data-driven in ingegneria

BIM: Migliorare le fasi decisionali attraverso l’analisi dei dati

Team La SIA

L’analisi dei dati riduce il rischio d’impresa?

Nel mondo della progettazione, ma più in generale, nel settore delle costruzioni, possiamo dare per vere queste due affermazioni:

  • Se un progetto viene completato in modo perfetto, potremmo ottenere un profitto tra lo 0 ed il 20%;
  • Se un progetto va male, le perdite potrebbero potenzialmente essere molto alte;

Quindi forse, dovremmo dedicare più tempo alla lettura e la comprensione dei dati, per meglio riconoscere quali siano i fattori di rischio e quali invece, le opportunità di miglioramento dei margini.

Dobbiamo abbandonare l’idea che il BIM sia semplicemente un modo migliore di produrre tavole e disegni, con un pizzico di dati legati agli oggetti, clash detection e possibilità di arrivare al 4D, 5D, 6D, 7D.

Il prossimo traguardo da raggiungere e il reale vantaggio dato dal completare un progetto o una commessa adottando questa metodologia sarà quello di ridurre il più possibile i vari fattori di rischio, e questo sarà possibile attraverso l’implementazione e lo studio dell’analisi dei dati che produciamo tra modelli, attività lavorative, risorse e strumenti. Tutti questi dati, se ben interpretati, possono portare a grandi opportunità di margine e di profitto.

Sono ormai diversi anni che qui a La SIA, lavoriamo su progetti e commesse “BIM oriented”, ovvero che si evolvono su processi di gestione e di coordinamento digitale. Per questo motivo, produciamo all’ordine del giorno una quantità di dati notevole, considerando l’alto numero di risorse impiegate, dislocate in 9 sedi diverse.

Dashboard di analisi dati BIM per progetto di ingegneria
Dashboard analisi dati La SIA ingegneria

Interpretare i dati per migliorare le fasi di decision-making

Se riuscissimo a trovare un modo per riunire realmente tutti i dati di tutti i modelli che produciamo, in un unico macro-database, invece che interrogare i vari file singolarmente e separatamente, potremmo forse cominciare a notare degli schemi interessanti.

Interrogando questo macro-database quindi, potremmo arrivare a predire, per un determinato tipo di commessa o progetto, quanto ci costerà, quante risorse serviranno, quali strumenti e con che budget.

Oggi queste analisi vengono effettuate sulla base dell’esperienza pregressa dei vari professionisti coinvolti, ma è evidente che effettuare questo tipo di analisi, basandosi sui dati, porterà a conclusioni molto più oggettive e misurabili. Quindi unire l’esperienza da un lato e una raccolta di dati sempre più solida dall’altro, ci consentirà senza dubbio di migliorare la qualità delle scelte che ci troveremo ad affrontare di progetto in progetto.

Dashboard di analisi dati BIM per progetto di ingegneria
Dashboard analisi dati La SIA ingegneria

Il test di implementazione

Negli ultimi anni, a La SIA, abbiamo cominciato a sperimentare questo tipo di approccio arrivando ad ottenere risultati sempre più attendibili ed affidabili. Una delle commesse più importanti, in termini di durata e numero di risorse impiegate, è la digitalizzazione di un intero asset infrastrutturale, per conto di una delle più importanti aziende del settore delle telecomunicazioni.

Dalle prime fasi di avviamento di questa commessa, abbiamo cominciato a raccogliere dati di vario tipo, come ad esempio le date di inizio e completamento dei modelli, le risorse che ci hanno lavorato, gli strumenti che hanno utilizzato e la frequenza con la quale hanno utilizzato questi strumenti, ed altro ancora.

Successivamente abbiamo cominciato ad analizzare questi dati, cercando di individuare quei famosi schemi di cui parlavamo poco fa. Col passare delle settimane, il numero di dati è cominciato a crescere in modo considerevole, portandoci, ad esempio, ad una migliore comprensione delle attività lavorative, ad aggiungere un ulteriore “passaggio” per il controllo e la validazione dei vari modelli, e aiutarci nella gestione e la pianificazione delle attività future.

Questi primi risultati, oltre a migliorare il nostro stesso workflow operativo, hanno soprattutto portato dei vantaggi verso il cliente, il quale può pianificare le proprie attività basandosi quindi, su dati certi e verificati.

Double laser scan

Scansioni Double Scan con Laser Scanner Leica RTC360

Team La SIA

In questi giorni stiamo testando in azienda lo scanner RTC360 di Leica. Tralasciando le specifiche dello scanner, che si possono trovare sul sito del produttore, volevamo parlare di un’utilissima funzione che è presente in questo scanner ovvero il “Double Scan”.

Questa funzione attiva una procedura di scansione differente rispetto
alla modalità standard ovvero: doppia scansione e foto.

Double Scan Function

Il “Double Scan” è utilissimo in tutte quelle situazioni in cui nell’ambiente da rilevare sono presenti mezzi o persone in movimento (ad esempio in cantiere o in strada) in quanto riesce ad eliminare tutti i punti che tra le due scan hanno subito uno “spostamento” (si sono mossi).

Abbiamo testato questa funzione nel rilievo as built di alcune componenti durante un cantiere che stiamo
seguendo; durante tutto il rilievo erano presenti nell’ambiente una decina di operai al lavoro. Le immagini
seguenti sono tratte da due nuvole consecutive eseguite a distanza di 3 minuti, la prima senza il “Double
Scan” e la seconda con il “Double Scan” inserito.

Without Double Scan
Scansione senza double scan

Si può notare come nella seconda scansione non siano presenti le sagome degli operai (non erano in pausa pranzo).

With Double Scan
Scansione con double scan
Fantasmi fotografati dal laser scanner

La grande velocità di scansione di questo scanner (50 secondi per una scansione completa alla media risoluzione ovvero 6mm @ 10m) permette di eseguire un doppio rilievo dei punti in meno di due minuti, più un altro minuto per le foto.

Un po’ meno performante è l’algoritmo sulle foto che popola il cantiere di fantasmi, ma a livello di colore della nuvola, in realtà i “punti” non ci sono.

Nuvola di punti generata dal laser scanner

A cura di:

Architetto Gianpaolo Stringa

Progettista Divisione BIM – Ricerca e Sviluppo La SIA

SAIE Bologna - La SIA ingegneria

La SIA a SAIE 2018 – Tecnologie per l’edilizia e l‘ambiente costruito 4.0

Team La SIA

Anche quest’anno abbiamo avuto modo di partecipare al SAIE, la famosa fiera dell’edilizia che si tiene ogni anno a Bologna, ed anche quest’anno è stato dedicato uno spazio al tema della digitalizzazione e del BIM. In questo articolo vogliamo raccontarvi la nostra esperienza e le nostre impressioni sull’evento. È ormai chiaro il fatto che sempre più imprese, studi ed aziende nel settore dell’edilizia, si stanno avvicinando al tema della digitalizzazione. Alcuni lo fanno perché credono che effettivamente l’implementazione di metodi e processi digitali possa portare dei vantaggi nei prossimi anni, altri lo fanno perché lo scorso gennaio è stata pubblicato il decreto sulla digitalizzazione che prevede di arrivare nel 2025, con un sistema a “cascata”, alll’obbligatorietà di avere in azienda un’organizzazione basata su questo metodo, in modo da poter partecipare alle gare pubbliche. A prescindere dalle motivazioni, con piacere abbiamo notato che la direzione che si sta prendendo è questa, implementare il processo digitale all’interno della propria attività in modo da allinearsi alle esigenze di mercato.
Tra i vari interventi ai quali abbiamo avuto il piacere di assistere, ne elenchiamo alcuni che, secondo noi, sono stati tra i più interessanti:

Realtà aumentata ed intelligenza artificiale nei processi di progettazione
Realtà aumentata ed intelligenza artificiale nei processi di progettazione
Relatori:
Cesar Escalante – Design Technology Manager, HOK, San Francisco, CA
Alberto Tono – AR Deep learning BIM, HOK San Francisco, CA
Capacità computazionali e progettazione
Capacità computazionali e progettazione
Relatore:
Alain Waha – BIM lead, Buro Happold, London, UK
BIM dal punto di vista del contractor: l’ampliamento T2 dell’aeroporto di Hong Kong
BIM dal punto di vista del contractor: l’ampliamento T2 dell’aeroporto di Hong Kong
Relatore:
Francesco Tizzani – BIM Manager, Leighton Asia, Shenzen City, China
Opportunità ed ecosistemi nel mercato della digitalizzazione
Opportunità ed ecosistemi nel mercato della digitalizzazione
Relatore:

Claudio Vittori Antisari – Founder, Strategie Digitali, Milano, Italy

Metodologia BIM per i progetti di riqualificazione energetica
Metodologia BIM per i progetti di riqualificazione energetica
Relatori:
Riccardo Pagani – CEO, React Studio & BIMon, Roma, Italy
Veronica Veschi – BIM Coordinator, BIMon, Roma, Italy
Computational Design nei processi HBIM
Computational Design nei processi HBIM
Relatori:
Giacomo Bergonzoni – BIM Manager, OpenProject. Bologna, Italy
Fabrizio Sampietro – BIM Specialist, OpenProject. Bologna, Italy

Strumenti di Business Intelligence per analisi e validazione dei dati di progetto
Strumenti di Business Intelligence per analisi e validazione dei dati di progetto
Relatori:
Manuel Andrè Bottiglieri – Developer e BIM Specialist, Lombardini22. Milano, Italy
Viola Cambiè – R&D, Lombardini22. Milano, Italy

Ovviamente non è stato possibile inserire tutti gli interventi a tema BIM, ma sia gli interventi elencati che non, hanno suscitato un grande interesse da parte di imprese e professionisti del settore. Tra i vari stand che erano a disposizione dei visitatori di quest’anno, abbiamo notato un grande interesse anche a tutto quello che riguarda il mondo del rilievo laser-scanner, sia utilizzando droni dai 30cm fino ad 1m e mezzo di grandezza, sia con l’utilizzo di laser-scanner dotati di treppiede.
La SIA infatti, negli ultimi 18 mesi, perseguendo l’obiettivo di implementare un processo digitale valido, ha inserito all’interno del suo organico, diverse risorse con competenze sul tema BIM e digitalizzazione, come ad esempio l’architetto Gianpaolo Stringa, che ha dedicato parte del suo tempo allo sviluppo di workflow sull’utilizzo di laser-scanner per la creazione di modelli BIM a partire delle nuvole di punti; l’architetto Ernesto Pellegrino, responsabile ricerca e sviluppo e l’ingegnere Eleonora Palladino, che si sono occupati di implementazione dei processi di digitalizzazione a servizio delle varie discipline progettuali; e l’ingegnere Lucia Tirino, che si sta occupando della gestione e del coordinamento BIM di un progetto che vede più di 30 risorse coinvolte. La partecipazione all’evento di Bologna, ci ha fatto constatare con piacere che la nostra azienda, La SIA, ha intrapreso una direzione in linea con quanto sta avvenendo all’interno di altre aziende, che hanno deciso di puntare sulla digitalizzazione dei processi progettuali, garantendo a tutti i propri clienti un alto livello di qualità informativa e di collaborazione interdisciplinare.

La progettazione degli impianti di sicurezza - La SIA ingegneria

La progettazione degli impianti di sicurezza

Team La SIA

Quali sono gli impianti di sicurezza

Gli impianti di sicurezza vengono progettati allo scopo di proteggere i beni materiali ed immateriali, mobili ed immobili, mediante l’utilizzo di tecnologie che, grazie all’introduzione di specifici componenti e software, permettono di monitorare lo stato dei luoghi che si vogliono preservare.
Nello specifico quando si parla di impianti di sicurezza ci si riferisce ai sistemi di controllo accessi e presenza, ai sistemi antintrusione ed agli impianti di videosorveglianza (TVCC).
Il sistema di controllo accessi gestisce l’accesso a determinati locali attraverso l’utilizzo di apparati elettronici come lettori di badge o lettori biometrici, permettendo di monitorare l’ingresso e l’uscita delle persone autorizzate. Tale sistema può essere, inoltre, utile per autorizzare l’accesso dei veicoli attraverso l’utilizzo di telecamere di lettura targhe, per attivare/disattivare altri impianti di sicurezza, memorizzare il transito delle persone o dei mezzi e vietare l’ingresso in determinate fasce orarie.
Ad integrazione dei sistemi di controllo accessi ci sono gli impianti antintrusione, che sono costituiti da un complesso di dispositivi in grado di rilevare i tentativi di violazione di un perimetro controllato. Le moderne centrali di antintrusione, che costituiscono il vero e proprio “cervello” del sistema, permettono di monitorare lo stato dei luoghi, gli eventuali allarmi ma anche di attivare/disattivare determinate zone da remoto attraverso l’uso di software di gestione.
Gli impianti antintrusione possono essere divisi in due categorie:
• Sistemi di rivelazione per esterno: proteggono il perimetro esterno del sito mediante l’utilizzo di sensori (barriere a microonde, barriere a infrarossi, sensori interrati o sensori da installare sulla recinzione) che vengono scelti in base all’area e al tipo di montaggio che si vuole effettuare.
• Sistemi di rivelazione per interni: destinati alla protezione sia del perimetro interno dell’area (contatti magnetici installati su porte e finestre, sensori piezometrici) che dell’ambiente interno (rivelatori volumetrici).
La norma CEI 79-3 definisce la sequenza delle fasi da rispettare per la corretta progettazione di un impianto antintrusione, indicando i metodi con cui effettuare l’analisi dei rischi al fine di poter individuare il grado di sicurezza corretto per la protezione del sito.
In associazione alle tipologie di impianti sopra citate si può installare un sistema di videosorveglianza (impianto TVCC) in grado di accertare e valutare gli eventi sulla base di informazioni visive. Questi sistemi forniscono al personale preposto alla sorveglianza sia le immagini del perimetro (attraverso l’utilizzo di telecamere posizionate ad inseguimento) che quelle dei locali da controllare.

Il progetto degli impianti di sicurezza

La predisposizione di un progetto, preliminare, definitivo o esecutivo, prevede come prima istanza un sopralluogo tecnico, durante il quale si esamineranno lo stato dei luoghi, le esigenze del cliente, i punti di vulnerabilità ed eventuali tecnologie già presenti da dover integrare e/o sostituire.
Sulla base del sopralluogo viene effettuata un’analisi dei rischi, attraverso la quale si potrà individuare il livello di sicurezza necessario. La stesura del progetto vero e proprio prevede uno studio accurato dei luoghi e delle attività che si svolgono all’interno di essi al fine di individuare i sistemi che dovranno essere installati sia all’esterno che all’interno del sito.
La protezione dei luoghi viene, infatti, articolata su livelli concentrici, si comincia a progettare dall’esterno all’interno e viceversa, individuando in particolar modo eventuali locali ad alto rischio che necessitano di una maggiore attenzione per le attività che vi si svolgono internamente o per le informazioni in essi contenute. Sulla base delle esigenze della committenza si può, inoltre, valutare l’utilizzo di un sistema integrato di gestione degli allarmi e degli eventi che permetta di verificare lo stato degli impianti mediante l’uso di applicazioni per smartphone e tablet o attraverso l’utilizzo di pc client posizionati nei locali adibiti alla sorveglianza. Questo elemento diventa di fondamentale importanza specialmente per strutture grandi che presentano un elevato numero di componenti in campo e necessitano un controllo puntuale di essi. Una rete di networking asservita esclusivamente ai sistemi di sicurezza consente di veicolare i flussi video delle telecamere, gli allarmi e le segnalazioni dei vari sistemi verso il sistema di gestione.
LA SIA s.r.l., grazie alle competenze specialistiche nell’ambito degli impianti di sicurezza, è in grado di progettare tale tipologia di sistemi sia per siti industriali e commerciali che per aree di tipo militare avendo, infatti, elaborato le contromisure necessarie per l’innalzamento degli standard di sicurezza fisica dei siti Leonardo S.p.A., gruppo industriale internazionale attivo nei settori dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza.

Il rispetto della privacy sin dalla fase di progettazione degli impianti di videosorveglianza

Come noto, il 25 maggio scorso è entrato in vigore il Regolamento UE 2016/679 (in breve “GDPR”) il quale, unitamente al d.lgs. 101/2018 di recepimento dello stesso, ha rinnovato la normativa in materia di privacy.
Una delle novità più rilevanti del GDPR, rispetto alle direttive precedenti, è nel fatto che lo stesso fornisce indicazioni precise sulle architetture di trattamento dei dati, le quali devono garantire il raggiungimento degli obbiettivi di protezione dei dati stessi.
Ciò comporta che tutti gli operatori sono tenuti, sin dalla fase di progettazione di impianti di videosorveglianza e controllo accessi, al rispetto di quanto prescritto della normativa privacy, garantendo così la cosiddetta privacy by design e privacy by default ( ovvero “per impostazione predefinita”).
In breve, la privacy by design e la privacy by default impongono a chi sviluppa un progetto, in cui sia implicato il trattamento di dati personali (come appunto la videosorveglianza ed il controllo accessi in generale), l’introduzione di misure preventive (tecniche, documentali ed organizzative) che siano strutturalmente in grado di garantire la sicurezza del trattamento dei dati sia già nel momento in cui l’architettura stessa è progettata e sia per tutta la durata del trattamento stesso.
Come indicato dallo stesso GDPR, tali misure potrebbero consistere, tra l’altro, nel ridurre al minimo il trattamento dei dati personali, limitando sia l’accesso alle immagini in diretta o registrate e sia l’area ripresa, introdurre sistemi di criptografia delle immagini, offrire trasparenza per quanto riguarda le funzioni e il trattamento di dati personali e consentire al titolare del trattamento di creare e migliorare caratteristiche di sicurezza.
Quella introdotta dal GDPR è una vera e propria rivoluzione, la quale investe il trattamento dei dati non più solo nella fase “operativa” ma si allarga fino ad includere la fase di progettazione ed installazione, rendendo attori nel processo di trattamento dei dati anche le aziende che progettano gli impianti.

Building Information Modeling

Cosa significa introdurre in azienda gli standard BIM?

Team La SIA

L’utilizzo di nuove metodologie per la progettazione e gestione di un’opera porta con sé una serie di vantaggi per l’azienda che decide di usufruirne, ma indubbiamente accanto a tali vantaggi vi sono anche dubbi iniziali sulle modalità migliori di utilizzo. Una di queste nuove tecniche rivoluzionarie è sicuramente il BIM, il quale sta portando grandi vantaggi alle aziende, i quali possono essere amplificati mediante l’utilizzo di standards e linee guida. Di seguito potrete leggere un interessante approfondimento sull’argomento scritto da Ernesto Pellegrino, Marika Prete ed Eleonora Palladino che fanno parte del BIM team di La SIA.

L’importanza degli standard BIM

Il settore delle costruzioni sta vivendo forti cambiamenti in termini di metodi e processi che regolano le complesse attività di settore. La maggiore diffusione di tali metodologie di digitalizzazione, che vengono identificate con l’acronimo BIM, accelerano sempre di più questi cambiamenti.
Il BIM, come ogni “metodo” che si rispetti, necessita, o per lo meno acquisisce un maggior valore in termini di qualità, quando viene regolamentato o basato su linee guida e standard.
A questo proposito non sono poche le pubblicazioni, reperibili in rete, di tale documentazione redatte da varie organizzazioni istituzionali.

Gli standard sono come “le fondazioni di un edificio” per la produzione e la gestione di dati e hanno lo scopo di garantire uniformità e coerenza delle informazioni. In un certo senso, senza di essi la collaborazione tra i team di lavoro sarà, nel migliore dei casi, problematica e nel peggiore, porterà al completo fallimento delle attività.
La definizione delle linee guida porterà una serie di vantaggi, alcuni dei quali:
• Incremento della qualità delle informazioni con conseguente aumento della qualità del processo e viceversa
• Riduzione dei tempi delle singole attività operative
• Migliore coordinamento interdisciplinare
• Maggiore sicurezza e consapevolezza sulle modalità di svolgimento delle varie task

Come accennato sopra, ad oggi esistono standard già definiti dai quali ogni azienda potrebbe trarne vantaggio, utilizzandoli come punti di partenza per la definizione delle proprie linee di guida, “cucite” sulle necessità e gli obiettivi aziendali.
Certamente le difficoltà nel redigere tali linee guida non sono poche poiché il settore delle costruzioni è molto complesso ed è caratterizzato da un numero elevato di variabili e di figure coinvolte.
Tuttavia, prima di cominciare a introdurre gli standard BIM all’interno della propria organizzazione, potrebbe essere utile tenere presenti questi 3 concetti:
1. Non esiste un metodo universale
2. L’individuazione degli obiettivi è importante per definire metodi e processi
3. Il software è solo uno strumento, le persone determinano il processo

L’applicazione di queste linee guida fornirà, nel corso del tempo, una serie di feedback che permetteranno di ottimizzare i flussi di lavoro, centrare sempre di più gli obiettivi e soddisfare le necessità dell’azienda.

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